Contatto

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Sta arrivando….con goliardia ed impeto esplode regalando una fragranza intensa e corposa: il caffè è pronto.  La tazzina è sul tavolo circondata da tutti i pensieri e stati d’animo che partecipano alla giostra delle emozioni, stasera più gremita che mai. Dalla finestra  aperta posso sentire il desueto silenzio del vicolo animato solo dalle voci che trapelano dalle abitazioni; le luci illuminano la vegetazione e si scorge il rigoglioso tappeto di fiori di pesco che  ha accolto, con il suo rosa delicato, la primavera entrata oggi. Sulle note di Lucio penso alle parole delle sue “poesie” e alla semplicità ed immediatezza di gesti che finora abbiamo dato per scontato, forse troppo: l’intensità di un sorriso, la profondità di uno sguardo, una carezza, un abbraccio, semplicemente sfiorarsi. Chissà se alla fine di questa sfida riconosceremo loro il valore che veramente meritano? Nel frattempo riscopriamo noi stessi e ascoltiamo la nostra voce interiore.

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Stand by

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Ritornare a scrivere dopo un bel lasso di tempo assume un significato particolare. Sto facendo fluire queste parole in un’atmosfera surreale da film horror, dovuto all’avvento della pandemia da coronavirus (che di regale ha ben poco) e sinceramente mi mancava tornare in questo cantuccio fatto di parole e sfoghi emotivi.

Dopo aver firmato il registro della mia ipotetica libertà vigilata, mi accingo insieme alla mia fedele compagna di cella ad uscire di casa per l’ora d’aria. L’atmosfera è tetra, tutto deserto, pochissime le persone, forte ed intenso l’odore dei campi che iniziano ad osannare i primi sprazzi di primavera, seppur al varco non c’è nessuno a darle il benvenuto. Di fronte a me c’è un piccolo giardino dove ci sono giochi polverosi e altalene che non cigolano più, tutto è in stand by. Tutto è pietrificato ma la natura no, lei respira, si rigenera, alterna i suoi cicli e le sue fasi in un divenire di colori e fragranze, sembra quasi confortante! E’ solo un periodo, un isolamento che forse ci aiuterà a ripulire la nostra capacità di emozionarci ed apprezzare la vera quotidianità ultimamente caratterizzata da un touch screen ed emozioni sintetiche.

 

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Fine e principio

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L’ultimo mozzicone di sera si è spento poc’anzi e la tundra celeste ha inscenato il suo atto.  Fuori è freddo, dentro è glaciale. Il freddo pungente se ne frega dell’atmosfera natalizia, la incoraggia ma alla fine la paralizza.

La mia compagna di viaggio è di buon umore, scodinzola e “borbotta qualche parola” forse è contenta di trascorrere la Vigilia insieme. Ogni carezza che le dispenso irrora fiumi di flashback che tornano vividi alla mente, un amarcord di emozioni. Siamo in quella fase dell’anno in cui riaffiorano i vecchi ricordi, le nostalgie, le malinconie, i cambiamenti, le parole non dette, i silenzi pungenti che hanno trafitto cuori e sterilizzato amicizie (se queste ultime possono essere considerate tali) e tutto ciò che ci ha reso protagonisti sino ad oggi. A questo punto dell’anno, da protocollo, è consigliabile stilare una lista di tutto ciò che abbiamo passato in questi 365 giorni. L’inizio è incalzante ma poi inevitabilmente ci si perde…

I bilanci e le stime li lascio ai più pignoli dei periti che hanno voglia di gustare vou le vants di critiche e stufati di obiezioni indigeste, preferisco il digiuno a questo “lauto banchetto”!!! L’unico rimpianto è di non aver fatto il massimo, avrei potuto regalare più sorrisi alle persone evitando di perdere tempo con altre che avevano solo l’involucro di persone…però è andata!

“Il trucco forse si sta sfaldando, ma il mio sorriso permane” (cit. Freddie) ed è proprio così che vi auguro un buona fine ed un ottimo inizio, cercando di essere sempre protagonisti indipendentemente se sia una pantomima o un’opera di inestimabile valore artistico. Un forte abbraccio e auguri di cuore.

 

 

 

 

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Una favola da scrivere…

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Al calar della notte prese con se’ il libro, entrò nella stanza e chiuse fuori le malinconie. Sfogliava quelle pagine con curiosità e solennità. Intento nella sua lettura perse la cognizione del tempo e si ritrovò in una storia d’altri tempi dove la sua vera anima cavalleresca ebbe sfogo. Leggeva di lei come se l’avesse sempre conosciuta e vissuta, corteggiata in tutte le possibili forme dell’età cortese….un idillio da far invidia ai più inossidabili amanti. Si rese conto che lei non poteva appartenere al senso comune, era speciale.
Era una donna d’altri tempi, aveva il cuore indurito perché nessun principe azzurro era riuscito a svegliarla, nessuno di loro imprimeva amore vero nel bacio. La principessa rimase nel suo sopore e la favola non ebbe mai un lieto fine. Tutte le speranze e le promesse non furono infrante, non ebbero proprio modo di essere ideate. L’amore vero rimase là chiuso in quel libro in attesa che uno scrittore pieno di speranza lo riportasse in vita, ora rimane solo una poltrona vuota , un caminetto, una manciata di cenere morente ed un lettore stanco. Forse egli è giunto troppo tardi o semplicemente non sarebbe dovuto mai arrivare. Il libro aveva ancora pagine bianche intonse ed egli aveva voglia di scrivere quel lieto fine che l’autore non ebbe il coraggio di partorire.

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Intensità

Intensità

Il momento più intenso e vero è arrivato. I fasci di luce si amalgamano alla volta celeste generando sfumature e colori immaginifici. Il nasino curioso dall’eccellente fiuto della mia fedele amica mi suggerisce di respirare a fondo i profumi intensi della vegetazione.  Fiotti di ricordi e flashback mi balenano in mente scatenati da quelle fragranze. I ricordi: una minuziosa successione di perle che una signora di altri tempi ha indossato nel fior fiore della sua giovinezza e ne ha serbato lo splendore della sua epoca,  vellutatamente invecchiate ma sempre autentiche e cariche di vissuto. Bisognerebbe aprire lo scrigno del cuore di tanto in tanto dove sono custodite tutte le speranze persino le più remote, rispolverarle e lucidarle solo con il loro fascino antico per apprezzarne l’inestimabile valore. I minuti e gli attimi passano e non si riesce a rincorrere i sentimenti bypassando il tempo, esso li avvicina e poi li allontana inesorabilmente vanificandone l’essenza: il ricordo li rende immortali. Vale davvero la pena camminare sulla riva del mare sperando che le nostre orme rimangano impresse eternamente sulla battigia? Alla prima ondata esse svaniscono però ricorderemo sempre di aver camminato in quel punto e di aver respirato la salsedine cercando di scacciare via i pensieri negativi abbracciando la spensieratezza costantemente accarezzati dalla brezza marina.

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La siesta

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Questa notte ti ho sognato. Eravamo sulle verdi distese erbose inglesi in una radura a poche centinaia di metri dal meridiano zero. Era l’ora mediana inoltrata e posato il mio scudo a terra e tolto l’elmo mi sono accomodato sul ridente manto erboso baciato dal sole all’ombra di una poderosa  quercia. Quell’albero mi dava senso di protezione e di riposo. La quiete era finalmente giunta dopo l’ennesima tempesta. Tu eri già adagiata con la tua veste di seta blu e i tuoi calzari sul tappeto erboso, pronta a consumare un pasto frugale  lontano dal caos e dalle nostre preoccupazioni. Eravamo in pace, due anime che si ritrovavano per condividere e arricchirsi. Sembrava che ci si conoscesse da una vita, due guerrieri di differenti reggimenti che si trovavano a lottare sullo stesso fronte, siamo sopravvissuti e rimettiamo insieme i pezzi di un’armatura e i brandelli emotivi che ci hanno estirpato nell’ultima battaglia. Sei forte ma ancora non ti capaciti che il peggio l’hai già superato. Mi distendo accanto a te, sento un’energia che mi pervade, mi chiedi a cosa possa paragonarti…ed io rispondo: “a quella nuvola che si fa strada nel firmamento, candida, delicata, timorosa, elegante e limpida”. Mi guardi, mi sorridi, mi perdo nei tuoi occhi che mi abbagliano: due pietre preziose di un marrone misto ad un verde autunnale con tonalità amaranto, sporcate da qualche alone di malinconia e tristezza. Piano piano tornerà quella lucentezza e rispolvererai le gemme custodite nel tuo forziere. Sento ancora quei delicati petali di rosa che hanno accarezzato le mie labbra per un istante rubato. Con il sole negli occhi che filtra tra le grandi foglie di quercia contemplo il tuo splendido sorriso seppur ancora timido e acerbo…. è spontaneo, vero, autentico come te.

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Il tramonto ed un altro spettatore

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Stasera come di consueto, usciamo. Passeggiamo con tranquillità, tu ti diverti ed io stacco la spina. Ogni tanto ti fermi ad annusare i fiori, l’erba, gli aromi della natura. Con curiosità ed ingenuità ti avvicini alle cose e studi il territorio, intanto proseguiamo la strada che pian piano si delinea. Mi fermo un attimo ad ammirare il tramonto che mi si offre dinanzi. Un attimo indugi ma poi ti fermi, ti guardi intorno, mi guardi e ti siedi. Con il tuo elegante manto sabbia e neve con spruzzate di antracite sei rivolta a quella vista, poni tutta la tua attenzione verso il tramonto; con uno sguardo indagatore e quegli occhietti onice rimani immobile e fissi quel panorama. Silenzio di pace. Si sente solo qualche piccolo cicalìo timido della fauna circostante. Il caos rimane chiuso fuori. Un altro spettatore  che contempla il tramonto.

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Sentore

The stars were out in full force as I sat by Roche Lake taking my first successful set of night photos.  Since then found I really enjoy taking photos at night.  Nice to be out in the woods at night with no one else around, very peaceful.

(immagine reperita dal web)

Mi seggo fuori in una timida anteprima di serata estiva e inizio a rilassarmi mentre sto aspirando una Benson che quasi non ricordavo più quale sapore avesse. Alzo gli occhi al cielo e quei puntini luminosi per un attimo mi distolgono dalle preoccupazioni; essi mi regalano l’unico status di stabilità che per ora posso permettermi: essere un punto finito in un immenso universo senza fine. Mille pensieri salgono in groppa alla mia mente martoriata cercando ognuno di raggiungere la posizione podistica migliore per fare scempio della mia serenità. Il sentore di un’altra battaglia è all’orizzonte, indosso la stessa armatura di sempre; non è lucida, è ammaccata, ha segni di usura ma con ancora parecchi strati di protezione. L’apoteosi di oscurità è già calata sui tetti delle case e sulle siepi che dominano il paesaggio. La combustione ha quasi polverizzato del tutto la colonna di tabacco come spero succeda alle malinconie circostanti. L’ultimo alito di fumo si dissolve.

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Sunset

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Sinceramente non so da dove cominciare. Avevo un sovraccarico di pensieri e ho ripreso “penna e calamaio” dopo una consistente pausa dovuta alle vicissitudini della vita. Ripercorro i meandri della mia esistenza, sulle note di una raffinata Sade, cercando di impadronirmi di antichi sentimenti rimasti innescati nell’anima. Finalmente dopo il lungo inverno è ricominciata la stagione dei tramonti in cui non prendi impegni all’imbrunire e ti godi uno spettacolo cromatico senza pagare biglietto né fare file per accaparrarsi i posti migliori. Tutto è precario e destabilizzante specialmente se si ricerca una certezza o quanto meno una solidità da cui poi intraprendere anche itinerari incerti. Per me il tramonto rimane sempre una certezza seppur diversa ogni volta ma è un appuntamento fisso che permette di nutrire la speranza che qualcosa di migliore accadrà.

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Aspettando il treno…

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(immagine reperita dal web)

Stazione. Io e te. Due perfetti estranei. Lì seduti su quella banchina come fosse un porto in cui erano ormeggiati i battelli per le più disparate mete. Eravamo seduti l’uno di fianco all’altra, ognuno aveva i propri orizzonti, forse tra i due qualcuno aveva più tramonti che albe ma ciò non ci aveva tolto la voglia di guardare oltre. Ti scrutavo e tu, furtivamente, ricambiavi lo sguardo accennando ad un sorriso acerbo non ancora sicuro. Ascoltavi musica con il tuo lettore e simultaneamente ti si riempivano gli occhi di immagini di un film che finora non avevo mai visto; sicuramente eri assorta nei tuoi pensieri e il baccano che facevano superava di gran lunga il volume della musica. Non potevo fare a meno di invadere il tuo binario ed entrare in collisione almeno una volta con te. Attaccai bottone con una scusa inutile e banale: “Scusi lei quale treno sta aspettando?”. Tu sfilasti un auricolare e mi rispondesti dopo qualche secondo di silenzio:  “quello in cui sediamo accanto per condividere un bel pezzo di vita insieme”. Ti tolsi anche l’altro auricolare, raccolsi i tuoi capelli dietro l’orecchio, fissai quelle stelle azzurre e ti baciai. Non ci fu attesa più bella di quel treno che non passò mai….noi eravamo già a bordo e le emozioni si scorgevano dai finestrini.

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