Una favola da scrivere…

favola

Al calar della notte prese con se’ il libro, entrò nella stanza e chiuse fuori le malinconie. Sfogliava quelle pagine con curiosità e solennità. Intento nella sua lettura perse la cognizione del tempo e si ritrovò in una storia d’altri tempi dove la sua vera anima cavalleresca ebbe sfogo. Leggeva di lei come se l’avesse sempre conosciuta e vissuta, corteggiata in tutte le possibili forme dell’età cortese….un idillio da far invidia ai più inossidabili amanti. Si rese conto che lei non poteva appartenere al senso comune, era speciale.
Era una donna d’altri tempi, aveva il cuore indurito perché nessun principe azzurro era riuscito a svegliarla, nessuno di loro imprimeva amore vero nel bacio. La principessa rimase nel suo sopore e la favola non ebbe mai un lieto fine. Tutte le speranze e le promesse non furono infrante, non ebbero proprio modo di essere ideate. L’amore vero rimase là chiuso in quel libro in attesa che uno scrittore pieno di speranza lo riportasse in vita, ora rimane solo una poltrona vuota , un caminetto, una manciata di cenere morente ed un lettore stanco. Forse egli è giunto troppo tardi o semplicemente non sarebbe dovuto mai arrivare. Il libro aveva ancora pagine bianche intonse ed egli aveva voglia di scrivere quel lieto fine che l’autore non ebbe il coraggio di partorire.

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Intensità

Intensità

Il momento più intenso e vero è arrivato. I fasci di luce si amalgamano alla volta celeste generando sfumature e colori immaginifici. Il nasino curioso dall’eccellente fiuto della mia fedele amica mi suggerisce di respirare a fondo i profumi intensi della vegetazione.  Fiotti di ricordi e flashback mi balenano in mente scatenati da quelle fragranze. I ricordi: una minuziosa successione di perle che una signora di altri tempi ha indossato nel fior fiore della sua giovinezza e ne ha serbato lo splendore della sua epoca,  vellutatamente invecchiate ma sempre autentiche e cariche di vissuto. Bisognerebbe aprire lo scrigno del cuore di tanto in tanto dove sono custodite tutte le speranze persino le più remote, rispolverarle e lucidarle solo con il loro fascino antico per apprezzarne l’inestimabile valore. I minuti e gli attimi passano e non si riesce a rincorrere i sentimenti bypassando il tempo, esso li avvicina e poi li allontana inesorabilmente vanificandone l’essenza: il ricordo li rende immortali. Vale davvero la pena camminare sulla riva del mare sperando che le nostre orme rimangano impresse eternamente sulla battigia? Alla prima ondata esse svaniscono però ricorderemo sempre di aver camminato in quel punto e di aver respirato la salsedine cercando di scacciare via i pensieri negativi abbracciando la spensieratezza costantemente accarezzati dalla brezza marina.

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La siesta

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Questa notte ti ho sognato. Eravamo sulle verdi distese erbose inglesi in una radura a poche centinaia di metri dal meridiano zero. Era l’ora mediana inoltrata e posato il mio scudo a terra e tolto l’elmo mi sono accomodato sul ridente manto erboso baciato dal sole all’ombra di una poderosa  quercia. Quell’albero mi dava senso di protezione e di riposo. La quiete era finalmente giunta dopo l’ennesima tempesta. Tu eri già adagiata con la tua veste di seta blu e i tuoi calzari sul tappeto erboso, pronta a consumare un pasto frugale  lontano dal caos e dalle nostre preoccupazioni. Eravamo in pace, due anime che si ritrovavano per condividere e arricchirsi. Sembrava che ci si conoscesse da una vita, due guerrieri di differenti reggimenti che si trovavano a lottare sullo stesso fronte, siamo sopravvissuti e rimettiamo insieme i pezzi di un’armatura e i brandelli emotivi che ci hanno estirpato nell’ultima battaglia. Sei forte ma ancora non ti capaciti che il peggio l’hai già superato. Mi distendo accanto a te, sento un’energia che mi pervade, mi chiedi a cosa possa paragonarti…ed io rispondo: “a quella nuvola che si fa strada nel firmamento, candida, delicata, timorosa, elegante e limpida”. Mi guardi, mi sorridi, mi perdo nei tuoi occhi che mi abbagliano: due pietre preziose di un marrone misto ad un verde autunnale con tonalità amaranto, sporcate da qualche alone di malinconia e tristezza. Piano piano tornerà quella lucentezza e rispolvererai le gemme custodite nel tuo forziere. Sento ancora quei delicati petali di rosa che hanno accarezzato le mie labbra per un istante rubato. Con il sole negli occhi che filtra tra le grandi foglie di quercia contemplo il tuo splendido sorriso seppur ancora timido e acerbo…. è spontaneo, vero, autentico come te.

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Il tramonto ed un altro spettatore

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Stasera come di consueto, usciamo. Passeggiamo con tranquillità, tu ti diverti ed io stacco la spina. Ogni tanto ti fermi ad annusare i fiori, l’erba, gli aromi della natura. Con curiosità ed ingenuità ti avvicini alle cose e studi il territorio, intanto proseguiamo la strada che pian piano si delinea. Mi fermo un attimo ad ammirare il tramonto che mi si offre dinanzi. Un attimo indugi ma poi ti fermi, ti guardi intorno, mi guardi e ti siedi. Con il tuo elegante manto sabbia e neve con spruzzate di antracite sei rivolta a quella vista, poni tutta la tua attenzione verso il tramonto; con uno sguardo indagatore e quegli occhietti onice rimani immobile e fissi quel panorama. Silenzio di pace. Si sente solo qualche piccolo cicalìo timido della fauna circostante. Il caos rimane chiuso fuori. Un altro spettatore  che contempla il tramonto.

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Sentore

The stars were out in full force as I sat by Roche Lake taking my first successful set of night photos.  Since then found I really enjoy taking photos at night.  Nice to be out in the woods at night with no one else around, very peaceful.

(immagine reperita dal web)

Mi seggo fuori in una timida anteprima di serata estiva e inizio a rilassarmi mentre sto aspirando una Benson che quasi non ricordavo più quale sapore avesse. Alzo gli occhi al cielo e quei puntini luminosi per un attimo mi distolgono dalle preoccupazioni; essi mi regalano l’unico status di stabilità che per ora posso permettermi: essere un punto finito in un immenso universo senza fine. Mille pensieri salgono in groppa alla mia mente martoriata cercando ognuno di raggiungere la posizione podistica migliore per fare scempio della mia serenità. Il sentore di un’altra battaglia è all’orizzonte, indosso la stessa armatura di sempre; non è lucida, è ammaccata, ha segni di usura ma con ancora parecchi strati di protezione. L’apoteosi di oscurità è già calata sui tetti delle case e sulle siepi che dominano il paesaggio. La combustione ha quasi polverizzato del tutto la colonna di tabacco come spero succeda alle malinconie circostanti. L’ultimo alito di fumo si dissolve.

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Sunset

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Sinceramente non so da dove cominciare. Avevo un sovraccarico di pensieri e ho ripreso “penna e calamaio” dopo una consistente pausa dovuta alle vicissitudini della vita. Ripercorro i meandri della mia esistenza, sulle note di una raffinata Sade, cercando di impadronirmi di antichi sentimenti rimasti innescati nell’anima. Finalmente dopo il lungo inverno è ricominciata la stagione dei tramonti in cui non prendi impegni all’imbrunire e ti godi uno spettacolo cromatico senza pagare biglietto né fare file per accaparrarsi i posti migliori. Tutto è precario e destabilizzante specialmente se si ricerca una certezza o quanto meno una solidità da cui poi intraprendere anche itinerari incerti. Per me il tramonto rimane sempre una certezza seppur diversa ogni volta ma è un appuntamento fisso che permette di nutrire la speranza che qualcosa di migliore accadrà.

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Aspettando il treno…

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(immagine reperita dal web)

Stazione. Io e te. Due perfetti estranei. Lì seduti su quella banchina come fosse un porto in cui erano ormeggiati i battelli per le più disparate mete. Eravamo seduti l’uno di fianco all’altra, ognuno aveva i propri orizzonti, forse tra i due qualcuno aveva più tramonti che albe ma ciò non ci aveva tolto la voglia di guardare oltre. Ti scrutavo e tu, furtivamente, ricambiavi lo sguardo accennando ad un sorriso acerbo non ancora sicuro. Ascoltavi musica con il tuo lettore e simultaneamente ti si riempivano gli occhi di immagini di un film che finora non avevo mai visto; sicuramente eri assorta nei tuoi pensieri e il baccano che facevano superava di gran lunga il volume della musica. Non potevo fare a meno di invadere il tuo binario ed entrare in collisione almeno una volta con te. Attaccai bottone con una scusa inutile e banale: “Scusi lei quale treno sta aspettando?”. Tu sfilasti un auricolare e mi rispondesti dopo qualche secondo di silenzio:  “quello in cui sediamo accanto per condividere un bel pezzo di vita insieme”. Ti tolsi anche l’altro auricolare, raccolsi i tuoi capelli dietro l’orecchio, fissai quelle stelle azzurre e ti baciai. Non ci fu attesa più bella di quel treno che non passò mai….noi eravamo già a bordo e le emozioni si scorgevano dai finestrini.

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Notte di metà luglio

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Congedati i compagni di ventura rimaniamo soli, ci perdiamo negli occhi come due liceali ad un ballo di fine anno. Passeggiamo stretti l’un l’altra facendo riflettere una sola ombra sul lastricato illuminato da flebili lampioni. Chiacchierate intense fatte di soli  sguardi e sorrisi. Non riesco a parlare perché sono talmente attento e ricettivo da non voler perdere neanche per un istante il tuo contatto visivo. Le mani iniziano a cercarsi come due calamite. Arriviamo alla riva del mare dove tutto si attenua ancora di più; le ultime voci si affievoliscono e la solitudine notturna domina la spiaggia. Un abbraccio intenso lungo istanti infiniti ci ammalia facendoci fondere in una sola entità. I vestiti intrisi di salsedine ci ricordano che forse non si tratta di un sogno….oppure si. Sembra che ci stessimo cercando da una vita…..quegli istanti, quei gesti, quelle piccole finezze che solo tu ed io aspettavamo da tanto. La foga di riconoscerci e condividerci ci investe, iniziamo a viaggiare con l’unica consapevolezza che il tempo ci donerà una meta; nel  frattempo i sospiri, le parole rubate, gli abbracci veri e i baci intensi continuano a soggiogarci e noi non riusciamo già più a farne a meno.

 

 

 

 

 

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In attesa del risveglio

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Mi affaccio con fatica nel giardino della mia fortezza della solitudine dove c’è un sole morente che tinge d’oro il firmamento.  Tra poco ci sarà un tripudio di profumi e di essenze, un’altra stagione che parte e libera il cuore dalle congestioni invernali, un respiro di freschezza per le stanze chiuse dell’anima. La vegetazione sembra ancora dormiente eppure la rugiada prova a svegliarla con la sua dolce mole cristallina. Si intravedono i primi fiori e fiorellini sbocciare timidamente, indecisi se mostrarsi o meno come modelle debuttanti ad una sfilata di moda. Eppure essi sono lì e si fanno strada tra le erbacce rinsecchite per sfoggiare la loro forma migliore. Si respira aria di speranza.                             Mi sento fuori dal mondo, per un attimo mi dissocio da tutto, mi godo quello spettacolo celeste e assaporo la nuova stagione entrante, fiducioso che qualcosa di migliore possa accadere.

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…concedigli una tregua!

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Poc’anzi ero al telefono con un amico di vecchia data ed ho sentito la necessità di stilare qualcosa, di intingere la penna nel calamaio dei ricordi e delle emozioni estinte. Ho letto un post che mi auguro per lui sia di buon auspicio. “Se una persona la ami davvero la devi lasciare andare”. La devi lasciare andare dopo che le hai fatto capire quanto possa essere essenziale il suo benessere e che tu sei disposto a farti da parte per lei, far calare il sipario sulla vostra storia per garantirle un ulteriore benessere. Il benessere dell’altro: in alcuni casi un’espressione crittografata di “amore tossico”, un amore che ti lascia senza respiro imbavagliato dalle passioni e dai ricordi vividi che non riesci a cancellare neanche con le onde emotive della riflessione e dell’oblio. Ti scavano dentro, ti corrodono l’animo e ti violentano il cuore. Carissimo, non perdere di vista te stesso, la persona con cui ti interfacci ogni santo giorno, ogni istante, ogni attimo….concedigli una tregua! Donagli un attimo di pace! In alcuni momenti, quando respiri e ti percepisci, sorridi e fregatene del resto!

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