Goccia

goccia

Sono giorni che piove ininterrottamente, le campagne sono imbevute di acqua e l’asfalto è divenuto viscido e scuro. Gli alberi, ormai prossimi a scheletrirsi, stanno perdendo il loro splendido fogliame, le foglie si adagiano a terra formando un tappeto multicolore quasi dispiace calpestarlo. La sera giunge prima, il buio ormai diventa compagno dell’ora del tè e all’imbrunire c’è solo una brezza fredda a far da padrona nei parchi e nei giardini. Mi soffermo alla finestra, una batteria di pioggia assordante fa eco in tutta la fortezza della solitudine. Un acquazzone fortissimo investe ogni cosa sulla terra; le numerose gocce zampillano e ticchettano sui vetri come bussassero insistentemente per entrare. Guardo lo spettacolo acquatico e rimango inerme. Le gocce si scontrano e si disfano come vecchi ricordi che si affollano nella terrazza della memoria. Ne osservo una in particolare, una goccia che si è posata dolcemente sul davanzale ed imperterrita resiste mantenendo la sua consistenza. La sua fermezza è quella dell’incancellabile ricordo che difficilmente svanirà: una dolce malinconia che mi porto dentro e mi ricorda che qualcosa di bello è accaduto, breve ma intenso. Un’estatica favola senza finale. Ne ho fatto tesoro ispessendo le pareti della mia sensibilità, una parvenza di indifferenza che mi permette di non soffermarmi più del dovuto o cercare invano qualcosa che non c’è. Lascio scorrere e vivo gli eventi come si presentano. Forse accadrà qualcosa di magico o semplicemente si sopravviverà tra maschere e volti inespressivi, come in un camerino di un set teatrale in disuso. Pagina dopo pagina, atto dopo atto, le emozioni si imprimono nei giorni che si susseguono. Dopo un acquazzone c’è sempre un arcobaleno.

Gocciaultima modifica: 2014-11-18T23:55:48+01:00da extemporaneous
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